Archive for category antropo(il)logico

Riflessione non gradevole sugli opinionisti che vedi in tv

Imparare un mestiere richiede tempo, impegno e applicazione. È un processo lento, e finché non si è imparato abbastanza si è dei semplici apprendisti. Il maestro, che istruisce l’apprendista, si fa carico della crescita professionale del proprio pupillo, mentre quest’ultimo, con umiltà, accetta senza riserve gli insegnamenti che gli vengono impartiti.

Tutto questo appare piuttosto naturale. Ciò che non lo è del tutto è che, da qualche anno, avere un’opinione richiede il medesimo iter e lo stesso tipo di impegno. Ma perché è necessaria tanta arte per potersi permettere un’opinione? Non dovrebbe invece essere semplice e naturale averne una propria?

La risposta è: l’opinione, alle nostre latitudini, ha assunto un senso diverso da quello originario, etimologico.

Averne una non vuol dire applicare la propria intelligenza e capacità di discernimento per valutare le situazioni ed interpretarle. Proprio no. Avere un’opinione sembrerebbe voler dire imparare, possibilmente a memoria, una lezione su ciò che è buono e ciò che è cattivo, su ciò che è permesso e su ciò che è proibito, su ciò che è accettabile e su ciò che è inammissibile. Un sistema completo e piuttosto coerente, quindi, creato da qualcun altro, non generato da ciascun individuo ma da un’entità superiore non facilmente identificabile.

Quando una persona decide di avere un’opinione deve studiarne coscienziosamente i precetti, e anche dare prova di saperli arricchire e irrobustire con una dialettica efficace e, possibilmente, con un po’ di violenza. Raggiunti tali obiettivi, il maestro dà una bella pacca sulla spalla all’allievo, e questi capisce di essere finalmente diventato ciò che sognava di essere: un opinionista.

Dovrà, da adesso in poi, solo perpetuare tali insegnamenti, e in cambio avrà un lavoro desiderabile e ben retribuito. Altro che disoccupazione. Di schiavitù c’è un’offerta sterminata.

ps: il controllo ortografico di TextEdit del mio Mac segna ‘opinionista’ come errore. Amo il mio Mac.

No Comments

Belle, belle, belle in modo assurdo

Il ritocchino estetico, questo Natale, va tanto. Ragazze bruttine, belline e gnocche chiedono al papà di potersi correggere un po’ qua e un po’ là, e donne in declino reclamano dal marito un frammento di tempo andato, che stiri loro le rughette o risollevi le tette (che puntano tenaci sempre più a sud).

Considerata però la mole di richieste, il mondo della chirurgia estetica ha finalmente deciso di rinnovarsi un po’, e di adeguarsi ai tempi. Quindi, accanto alle solite pappagorge ritonificate e alle straviste nasche infrancesite, nel menu della bellezza on-demand c’è qualche ricetta innovativa, che all’estetica unisce anche la comunicazione.

Un esempio è l’eye-spooning, lo scucchiaiamento dell’occhio. Consiste nel farsi cavare uno dei due bulbi oculari per sostituirlo con degli eleganti cristalli Swarovski della medesima forma contenenti messaggi personalizzati. Tra le donne adulte va moltissimo l’occhio ‘Oldies Goldies’, mentre le adolescenti vanno pazze per ‘Non levarmi gli okki di dosso’ e ‘Cazzo Guardi’. L’intervento chirurgico comprende anche un anno di lucidature professionali del cristallo, oltre a dieci lavaggi speciali (alla camomilla) dell’incavo in cui è applicato. Chi opta per farsi scucchiaiare entrambi gli occhi riceve anche, senza spese aggiuntive, un pastore tedesco addestrato da Cesar Millan, l’uomo che sussurrava ai chihuahua e ad altre bestie.

Ma la novità più apprezzata è il finger-speaking, l’unica pratica estetica che non solo rende belle le tue mani, ma fa anche parlare le tue dita. Ispirandosi ai gesti gergali nati nei ghetti neri americani, e che spesso acriticamente vediamo eseguire ai rapper su MTV senza comprenderne il senso, è stato elaborato un vero e proprio linguaggio delle dita: ad esempio, distendere pollice e mignolo lasciando nel palmo indice, medio ed anulare vuol dire ‘cool’, mentre il tradizionale gesto delle corna, con medio e anulare ripiegati, vuol dire ‘love’. Il finger-speaking consiste nell’amputare tutte le dita che imprigionano il messaggio che si desidera esprimere, togliendo quindi il superfluo e lasciando solo l’essenza vera di ognuno di noi. Per una mano singola sono stati codificati ben 11 concetti, mentre utilizzandole entrambe ne sono stati trovati addirittura una trentina. Insomma, nessuno resterà più senza parole.

Ho letto, purtroppo, di una ragazza golosa di panini originaria dello Utah che aveva chiesto a Babbo Natale l’amputazione di indice e medio della mano sinistra (che vuol dire: ‘un Big Mac e patatine grandi, grazie’), ma il chirurgo, illetterato, le ha tagliato via anche il mignolo. La ragazza è dimagrita tantissimo, perché da McDonalds non esiste ancora un menù o una qualunque pietanza denominata ‘Fight da powa’, e la poverina è perciò molto stressata. Per questo raccomandiamo a tutti di rivolgersi a centri specializzati, i cui medici siano in possesso del diploma di ‘esperto di sintassi finger-speaking‘.

Ma un isolato episodio come questo non deve scoraggiare le pimpanti amputande. Se volete essere più belle, se davvero credete che il vostro corpo meriti di più, qualche rischio lo potete pure correre.

No Comments

Aristocrazia 2.0 – parte VI

[leggi la I parte] [leggi la II parte][leggi la III parte] [leggi la IV parte] [leggi la V parte]

Abbasso il passatismo, viva il modernismo. Senza dubitismo.

Alla luce di tutto quanto detto nelle cinque parti precedenti, chi mai rimpiangerebbe i vecchi catafalchi dell’aristocrazia dei tempi andati? Chi sarebbe tanto folle da invocare le epoche passate ed i loro satrapi, arroccati nelle magioni avìte a dissertare di facezie, lontani dalla vita, dal mondo, dalla realtà? Finalmente è tempo di “fare e avere”, non più tempo di “essere”. Pure Celentano, il vip totale in quanto popstar, politico e attore, il tutto contenuto nel medesimo paio di stivaletti démodé, bolla di “lentezza” gli indegni. Qualcuno vada a dirlo a chi ancora non lo sa. O verranno a stanarlo con i forconi.

No Comments

Aristocrazia 2.0 – parte V

[leggi la I parte] [leggi la II parte][leggi la III parte] [leggi la IV parte]

‘Ancora me stai cor Nokia?’, ovvero: largo agli avanguardisti

Il pariolino è un vip che sa tutto, lo sa prima degli altri e lo comunica ai propri simili mediante telefoni portatili potentissimi. Questa inclinazione alla conoscenza lo rende l’unico vip autocertificabile, e non potrebbe essere altrimenti: si è mai sentito del rozzo cafone che distribuisce patenti di eccellenza all’illuminato?

Il pariolino sacrifica spesso, quando deve indossare la propria divisa da leader nato, la comodità all’estetica, che in nessun altro essere coincide tanto perfettamente con l’etica. Come anche il Machiavelli, che indulgeva spesso al gioco dei dadi con i popolani ingaglioffendosi, anche questo esemplare modello di vip si mischia a gentaglia di malaffare (per educarla) e sa farlo con tanta maestria da risultare del tutto indistinguibile da essa. Ma un osservatore attento sa cogliere i particolari, e sa benissimo che il pariolino è, tra tutti, quello che bestemmia con maggior impeto, che rutta più fragorosamente, che con maggior acume taglia e cuce sui più atroci vizi degli assenti.

Dopo aver dato prova di superiorità alla plebe incredula, risale sulla sua Smart metallizzata e si prodiga in una partenza sprint con sorpassone da destra, lasciandosi dietro bocche spalancate per l’ammirazione e il ricordo indelebile di una serata passata con quello che la sa più lunga. Che grande emozione. [vai alla VI parte]

No Comments

Aristocrazia 2.0 – parte IV

[leggi la I parte] [leggi la II parte][leggi la III parte]
Love is all you need, ovvero: io te le canto, tu me le suoni

Strano vip, la popstar. Strano ma bellissimo, perché è una racchia crisalide che di colpo si fa, come d’incanto, luminosa farfalla. Inizia, di norma, ad allenarsi per il proprio ruolo in garage o decadenti sale-prove, cantando la povera gente, deridendo i ricchi, alzando il dito medio alle madame e alle loro divise trasudanti violenza.

Quando poi i tempi sono maturi, fa pace con le madame, perché tengano a debita distanza la povera gente che vorrebbe toccarlo mentre lui non chiede altro che potersene tornare nella sua casa da ricco a riposare un po’. E ha ragione: bisogna sempre conoscere il nemico, per saperlo davvero combattere. Lo diceva anche Sun Tsu, anche se la popstar di norma preferisce Bruce Lee, in onore del quale immola con metodo e passione eleganti stanze d’albergo e costose apparecchiature fotografiche di reporter, che riduce in poltiglia con colpi precisi di kung fu.

D’altronde, per costruire un mondo nuovo bisogna distruggere quello vecchio. Lo diceva anche Bakunin, anche se la popstar di norma preferisce i bikini, quelli delle conigliette delle feste in piscina. Per cancellare il debito del terzo mondo ci sarà sempre tempo. Tutto ciò preso nel suo complesso rende il vip-popstar venerato ai limiti dell’isteria, perché in amore, si sa, vince chi fugge. E loro, di amore, sono pienissimi. [vai alla V parte]

No Comments