Carmelo, non ti temo! Anzi, un po’ sì…

All’amato me stesso, di Vladimir Majakovskij

Quattro. Pesanti come un colpo.

“A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.

Ma uno come me dove potrà ficcarsi?

Dove mi si è apprestata una tana?

S’io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l’alta marea,
accarezzando la luna.

Dove trovare un’amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s’io fossi povero come un miliardario… Che cos’è il denaro per l’anima?
Un ladro insaziabile s’annida in essa:
all’orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l’oro di tutte le Californie!

S’io fossi balbuziente come Dante o Petrarca…
Accendere l’anima per una sola, ordinarle coi versi…
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.

O s’io fossi silenzioso, umil tuono… Gemerei stringendo
con un brivido l’intrepido eremo della terra…
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.

Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s’io fossi appannato come il sole…

Che bisogno ho io d’abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?

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Non son degno di te

Tempo fa me ne andai dall’Italia, perché non ne ero più all’altezza. Raccattai bassi, chitarre, il mio Mac e forse qualche mutanda, e passai il confine. La mia storia di emigrazione è molto, molto triste, ma con un lieto fine. È andata più o meno così.

Per anni avevo avuto la fortuna di avere lavoro altamente qualificato a profusione, un lavoro di giornalista. Non solo: tutto questo lavoro altamente qualificato a profusione non era mai stato immiserito da oltraggi alla dignità quali denaro, gratificazioni morali o, peggio ancora, contratti. Era puro, candido. Virginale. Poi, ad un certo punto, vai a capire perché, ho cominciato a nutrire pulsioni plebee quali brama di quattrini, voglia di borghesi sicurezze e altre cose perfino peggiori. Stavo diventando ignobile. Per fortuna in Italia certe porcherie non si fanno. Così, per poter sfamare l’animale che mi porto dentro, sono stato costretto a rivolgermi all’estero.

Ho mandato un curriculum in Spagna. Uno solo. Sono stato contattato dall’azienda, mi hanno fatto test, prove e colloqui, tanti. E mi hanno assunto. Ora vivo a Barcelona, e ogni volta che trotterello verso la metropolitana per andare a lavorare fischiettando O Freunde nicht diese Töne penso sempre: bisogna ringraziare Iddio che ci siano tanti posticiattoli al mondo in cui le persone indegne del Bel paese riescano a farsi un vile nido. Cosa diventerebbe sennò la povera Italia? Una Tortuga, una Sodoma. Meno male, guarda. Meno male.

A proposito: su vivoaltrove.it ci sono altre storie di emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi. Tanto per dare un’idea di quanta gentaglia poteva aggirarsi ancora per le piazze e le città italiane e invece ha tolto il disturbo. Bardzo dobrze.

I Vitelloni

I Vitelloni

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Two of a perfect pair

Björk e Thom Yorke insieme: era il mio sogno segreto. Oggi ho scoperto che si era avverato da tempo. Devo sognare più spesso. Me lo segno.

Questa versione di I’ve seen it all è elegantissima. Quando mi sarò risvegliato dal senso di confusione e felicità che mi ha preso scriverò di sicuro che Björk e Yorke sono il massimo bene che sia toccato alla musica negli ultimi decenni. Per ora, però, ascolto e godo.

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That’s amore

Guido piano, ed ho qualcosa dentro al cuore (e zone limitrofe)…

Turisti

Turisti

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Sbirro chi legge

Stefano Gugliotta è stato pestato dalla Polizia, ma non aveva fatto niente. Se non ci fosse stato un filmato girato con un cellulare a scagionarlo, il ragazzo probabilmente sarebbe ancora in carcere, avrebbe subito un processo e sarebbe stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, o per violenze assortite. Gli agenti picchiatori avrebbero fatto quadrato per difendersi gli uni gli altri, i loro capi li avrebbero protetti, tutti si sarebbero accordati su una verità dei fatti che li avrebbe fatti uscire indenni dalla vicenda mentre Gugliotta, senza denti e senza giustizia, avrebbe passato la vita a maledire lo Stato, gli sbirri e lor parenti, anche perché di più proprio non avrebbe potuto fare. E fuori dalla famiglia, sunt leones.

Questo triste e non isolato episodio ha convinto quasi tutti che la Polizia con preoccupante frequenza ometta di difendere i cittadini probi, e anzi, capita che prima li mazzòli ben bene (con una superficialità che straripa nell’incoscienza), e poi si copra d’infamia mentendo, insabbiando, occultando. Ed ecco il punto nodale. Quest’ultima prerogativa, che tanto ci indigna, non è monopolio della Polizia di Stato. È un vizio nazionale. E forse è il peggiore, perché lo rivendichiamo con orgoglio.

Alla base c’è la solita interpretazione ‘alla carbonara’ di famiglia, che grazie alle mafie ha inemendabilmente assunto un senso sinistro e malato. La famiglia deve proteggere il figlio, anche se spaccia. E il paese deve difendere il compaesano, anche se stupra. E la casta deve difendere l’affiliato, anche se uccide. Perché quello, figlio è. E mamma, che ha il diritto di comandare, ha anche il dovere di difendere.

Le scene animalesche della gente della suburbia napoletana che aggredisce i Carabinieri perché arrestano un camorrista, il Vaticano che copre i preti pedofili (fenomeno che è diventato globale, ma che ha qui le propri radici), i genitori che difendono i piccoli misfatti del figlio insegnandogli che, qualunque nefandezza compia, la mamma sarà sempre ‘dalla sua’: tutto questo equivale ai celerini che picchiano Gugliotta, ha la stessa genesi ed è parimenti avvilente. E in noi questo veleno è quasi genetico, perché ci viene inoculato fin da piccoli, e ci cresce dentro.

Il nostro popolo, come ogni altro, ha dei tratti che emergono perché particolarmente diffusi, tratti che quindi finiscono per caratterizzarlo. La difficoltà a sentirsi civites e a comportarci da tali è una di queste. Abbiamo inventiva, estro, un certo gusto, siamo assi del pallone e il Parmigiano è il re dei formaggi. Ma siamo eterni figli, educati a diffidare di tutti tranne di mammà.

Don Vito Corleone

Don Vito Corleone

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